Bee Gees: ”Stayin
Alive”
Gliela puntò dritta alla fronte,
lui rimase immobile. Il viso era coperto, si potevano vedere solo gli occhi, un
azzurro glaciale. Anche se quel giorno il clima non era tra i migliori e
l’inverno elargiva gelidi baci, il viso era accaldato e la fronte imperlata di
sudore. L’uomo mirò, premette il grilletto ma non successe nulla, esitò un
attimo poi abbassò il braccio e girandosi si allontanò. Lo lasciò lì ad
attendere la sua sorte. Rimase immobile, non poteva sottrarsi al suo destino. Brividi
gli scuotevano il corpo. Nella sua mente vagavano i pensieri più strani, ripercorreva
con la memoria i giorni precedenti a quello che stava vivendo e una carrellata
di volti scorreva di fronte ai suoi occhi, quelli della sua famiglia, dei
parenti, amici, colleghi e conoscenti, insomma tutti quelli che conosceva e lo
avrebbero ricordato. Rifletteva che nella vita si era sempre comportato
correttamente, certo alcune mancanze tutti le hanno avute, così come debolezze
e momenti di eccesso sia pur moderato. Sentiva le forze venir meno e l’idea
della fuga incominciò a prendere il sopravvento. Poteva approfittare di quel
momento di assenza dell’uomo per girarsi e fuggire ma sarebbe stato peggio, lo
avrebbero rincorso e riacciuffato immediatamente. Non era mai stato un tipo agile
e dedito allo sport e il suo fisico, sia pur sano e senza grossi problemi
fisici vista l’età non più giovanissima, non gli avrebbe permesso di dileguarsi
senza farsi riprendere. Decise di rimanere lì, immobile sul posto dove era
stato bloccato. Pensò a suo padre, a sua madre, a quei momenti che passarono
durante la guerra, quando un invasore cercava di imporsi con la forza delle
armi e solo la fortuna poteva salvarli. Non c’erano stati presupposti, non c’erano stati collegamenti
con gli eventi. La mente viaggiava per conto suo, sembrava il cestello di una
lavatrice che vertiginosamente gira con il suo carico di pensieri colorati di
nero, di rosso misti a tinte tenui e pure, come celeste e rosa pallido. Un
finale centrifugato da dove esce un risultato macchiato. Si ricordò che in una
taschina del portafogli vi era qualcosa che poteva aiutarlo. Un documento
rilasciatogli tempo addietro. Lo trovò. Malauguratamente non era più valido,
scaduto da tempo, non rinnovabile se non su esplicita richiesta delle autorità
preposte. Decise di ritornare sui suoi metaforici passi, visto che era immobile
come una statua e rimanere in attesa del ritorno dell’uomo. Caldo e freddo, nel
suo corpo e sulla pelle, stavano facendo a gara a chi doveva dominarlo. Brividi
di freddo rompevano le gocce di sudore che scendevano lungo la schiena. Il viso
paonazzo e gli occhi lucidi. Nella stanza, dove si trovava, si udiva il ritorno
di una voce che usciva da una radio gracchiante. Un giornalista riassumeva le
notizie che di ora in ora e giorno dopo giorno aggiornavano lo stato delle cose
che si era imposto. Stava ascoltando distrattamente quando gli parve vedere da
lontano una persona che poteva ricondurlo a qualcuno che conosceva. La persona,
di cui si potevano scorgere solo gli occhi, era un vecchio conoscente cui tempo
addietro aveva aiutato ad uscire da una situazione critica, non si sarebbe mai
rifiutato di sdebitarsi. Lo cercò con lo sguardo, non si sentiva di chiamarlo
per nome. Miracolosamente la persona si voltò nella sua direzione e gli occhi
si incontrarono. Alzò la mano come per chiedere di avvicinarsi. Il conoscente,
dopo un momento di esitazione e un accenno ad avvicinarsi si fermò, alzò le
spalle, aprì le braccia e scrollò la testa come dire “amico mio non posso fare
nulla”, quindi, traducendo i suoi reali sentimenti di dispiacere, si allontanò
insieme ad un drappello di persone. Era finita. L’uomo che aveva mirato alla
fronte tornò. Il passo sicuro, la mano ferma, il braccio teso. Intanto la radio
aveva cambiato programmazione, delle canzoni degli anni 70’ e 80’ avevano preso
il posto del notiziario. Ironia della sorte una di queste lo riportò ai tempi
delle gioventù, dove non vi erano limitazioni, dove si poteva eccedere, sempre
dentro ai limiti, con il massimo e rigoroso rispetto della legge e delle
autorità. Il gruppo che suonava era quello dei Bee Gees. In quel preciso
istante, quando i fratelli Barry, Robin e Maurice Gibb intonarono le parole che
davano il titolo al loro successo “Stayin'
Alive”, colonna sonora
del mitico film con John Travolta, “The saturday nigth fever”, l’uomo
premette il grilletto… 35,5°.
Sergio Saracchini
1dici8bre2mila20