domenica 18 ottobre 2020

Cambio di stagione

 

Cambio di stagione

 

Nello scrivere questi versi

ascoltando il mite silenzio

s’ode soltanto il respiro

della sera che avanza

e se ne vanno anche le ore

lunghe di un’estate soffocata

dal bavaglio che frena parole.

 

S’allontana l’estate volando

e lasciando l’aria umida e pesante

che appanna lo sguardo d’autunno

con il bavaglio intriso di dubbi.

 

Cadono le foglie pallide

dal ramo gracile e sospeso

come le certezze svaniscono

con l’ultima luce della sera

lasciando solo maschere sui visi

nascondendo labbra assorte

nel recitare una preghiera.

 … e così sia.

 

Sergio Saracchini

Dici8bre2mila20

 

 

 

 

 

domenica 11 ottobre 2020

Bee Gees: ”Stayin Alive”

 

Bee Gees: ”Stayin Alive”

Gliela puntò dritta alla fronte, lui rimase immobile. Il viso era coperto, si potevano vedere solo gli occhi, un azzurro glaciale. Anche se quel giorno il clima non era tra i migliori e l’inverno elargiva gelidi baci, il viso era accaldato e la fronte imperlata di sudore. L’uomo mirò, premette il grilletto ma non successe nulla, esitò un attimo poi abbassò il braccio e girandosi si allontanò. Lo lasciò lì ad attendere la sua sorte. Rimase immobile, non poteva sottrarsi al suo destino. Brividi gli scuotevano il corpo. Nella sua mente vagavano i pensieri più strani, ripercorreva con la memoria i giorni precedenti a quello che stava vivendo e una carrellata di volti scorreva di fronte ai suoi occhi, quelli della sua famiglia, dei parenti, amici, colleghi e conoscenti, insomma tutti quelli che conosceva e lo avrebbero ricordato. Rifletteva che nella vita si era sempre comportato correttamente, certo alcune mancanze tutti le hanno avute, così come debolezze e momenti di eccesso sia pur moderato. Sentiva le forze venir meno e l’idea della fuga incominciò a prendere il sopravvento. Poteva approfittare di quel momento di assenza dell’uomo per girarsi e fuggire ma sarebbe stato peggio, lo avrebbero rincorso e riacciuffato immediatamente. Non era mai stato un tipo agile e dedito allo sport e il suo fisico, sia pur sano e senza grossi problemi fisici vista l’età non più giovanissima, non gli avrebbe permesso di dileguarsi senza farsi riprendere. Decise di rimanere lì, immobile sul posto dove era stato bloccato. Pensò a suo padre, a sua madre, a quei momenti che passarono durante la guerra, quando un invasore cercava di imporsi con la forza delle armi e solo la fortuna poteva salvarli. Non c’erano stati  presupposti, non c’erano stati collegamenti con gli eventi. La mente viaggiava per conto suo, sembrava il cestello di una lavatrice che vertiginosamente gira con il suo carico di pensieri colorati di nero, di rosso misti a tinte tenui e pure, come celeste e rosa pallido. Un finale centrifugato da dove esce un risultato macchiato. Si ricordò che in una taschina del portafogli vi era qualcosa che poteva aiutarlo. Un documento rilasciatogli tempo addietro. Lo trovò. Malauguratamente non era più valido, scaduto da tempo, non rinnovabile se non su esplicita richiesta delle autorità preposte. Decise di ritornare sui suoi metaforici passi, visto che era immobile come una statua e rimanere in attesa del ritorno dell’uomo. Caldo e freddo, nel suo corpo e sulla pelle, stavano facendo a gara a chi doveva dominarlo. Brividi di freddo rompevano le gocce di sudore che scendevano lungo la schiena. Il viso paonazzo e gli occhi lucidi. Nella stanza, dove si trovava, si udiva il ritorno di una voce che usciva da una radio gracchiante. Un giornalista riassumeva le notizie che di ora in ora e giorno dopo giorno aggiornavano lo stato delle cose che si era imposto. Stava ascoltando distrattamente quando gli parve vedere da lontano una persona che poteva ricondurlo a qualcuno che conosceva. La persona, di cui si potevano scorgere solo gli occhi, era un vecchio conoscente cui tempo addietro aveva aiutato ad uscire da una situazione critica, non si sarebbe mai rifiutato di sdebitarsi. Lo cercò con lo sguardo, non si sentiva di chiamarlo per nome. Miracolosamente la persona si voltò nella sua direzione e gli occhi si incontrarono. Alzò la mano come per chiedere di avvicinarsi. Il conoscente, dopo un momento di esitazione e un accenno ad avvicinarsi si fermò, alzò le spalle, aprì le braccia e scrollò la testa come dire “amico mio non posso fare nulla”, quindi, traducendo i suoi reali sentimenti di dispiacere, si allontanò insieme ad un drappello di persone. Era finita. L’uomo che aveva mirato alla fronte tornò. Il passo sicuro, la mano ferma, il braccio teso. Intanto la radio aveva cambiato programmazione, delle canzoni degli anni 70’ e 80’ avevano preso il posto del notiziario. Ironia della sorte una di queste lo riportò ai tempi delle gioventù, dove non vi erano limitazioni, dove si poteva eccedere, sempre dentro ai limiti, con il massimo e rigoroso rispetto della legge e delle autorità. Il gruppo che suonava era quello dei Bee Gees. In quel preciso istante, quando i fratelli Barry, Robin e Maurice Gibb intonarono le parole che davano il titolo al loro successo “Stayin' Alive”, colonna sonora del mitico film con John Travolta, “The saturday nigth fever”, l’uomo premette il grilletto… 35,5°.


                                                                                                                                                                                 Sergio Saracchini

                                                                                                                                                                                    1dici8bre2mila20

 

 

 

 

domenica 4 ottobre 2020

A volte una poesia…

 

A volte una poesia…
 
A volte serve una poesia
per aprire i lucchetti quotidiani
e  alleggerire la fatica delle parole
pesanti e cupe che s’addensano
minacciose su anime indifese.
 
Ma bisogna schiuderle lentamente
e lasciarle uscire con quel sapore
che sa d’infanzia e saggezza
per poi disperderle nel vento
in cerca di un nido di labbra
o di due occhi dove farle volare
stemperandosi nell'azzurro infinito.
 
Poesia, cavallo alato al galoppo
sul filo del sonno che conduce
nel riposo a placare un dolore
o a risvegliare sentimenti assopiti.
 
Una poesia, ovunque si possa lasciare
sul vetro appannato di una finestra
che lentamente si scioglie in lacrime
nel salutare un amore che s’allontana
o sulla sabbia della battigia
dove il mare legge  alle conchiglie.
 
Alla  deriva solcata da pescherecci
di marinai senza paura
che catturano nelle maglie delle reti
mentre gabbiani astuti attendono
per rubare tra becco ed ali
e veloci portano fino ai confini
di uno spazio che accoglie
e confonde con la luce della luna
per essere ammirate e seguite
sulla rotta di polvere di stelle.
 

   
  Sergio Saracchini
  Quattro8bre2mila20

 

domenica 27 settembre 2020

Rose

 Rose

 

Si fa sera sul finire

di un umido settembre

dove in me il ricordo

soffia quietamente

dietro ai vellutati

rossi petali di rose

che carezzano il viso.

Mentre mi perdo

nei tuoi occhi calmi

scorrono e si stemperano

i colori di un’infanzia

che conosceva solamente

le nostre primavere

e l’estate dei nostri anni

che sembravano non terminare.

Ti carezzo nel nostro sguardo muto

anche se il tempo si è fermato

queste rose che oggi t’ho regalato

sbocceranno ogni giorno

in una distanza sempre più vicina.

 

Sergio Saracchini 28/09/2020

 

 

 

 

sabato 19 settembre 2020

Immagine di settembre

 

 

Immagine di settembre

 

Il pensiero occupa quel dipinto

che lo ha voluto ritrarre seduto

sulla poltrona comoda negli anni

le mani intrecciate sul petto

nel silenzio del respiro calmo.

Nella mente sua girano concetti

calcoli che sfidano la regola dettata

riportati su un pezzo di carta

sgualcito da numeri scritti

da un mozzicone di matita

di graffite appuntita e forte.

Di una antica ed unica intelligenza

mi affido a questo anziano

che sgomina bande di paure

e fa inalare il profumo inteso

di un coraggio che risale

dalle origini sacre e forti

che non conosce addii

e segna il miglior tempo

di una vita che non si ferma

in un mese di nascita e morte

come settembre di sole e pioggia.

 

Sergio Saracchini

20/09/2020

 

domenica 13 settembre 2020

Smarrimento

 
Smarrimento
 
È uno smarrimento
cogliere quell'attimo
dove tutto appare
immensamente amico
 
l’aria, i fiori, gli insetti
tutto risuona chiaro
e le parole del fiume odo
pronunciare un mormorio
 
si siedono i miei occhi
stanchi della monotonia
e carezzano questo mondo
che cammina nel sole
 
e perdo le parole
lascio parlare questi
che non conoscono ira,
ignoranza, paura e dolore
 
mi sento piccolo e inerme
di fronte al quotidiano
mentre mi avvolge
il puerile smarrimento.
 
Sergio Saracchini 14/09/2020
ilcalamaiodelcuore

 

sabato 5 settembre 2020

PANE

 

PANE
 
Ne ho un ricordo
del profumo sano
di un forno caldo
dove farina bianca
era veste del luogo
e del pane sfornato
croccante sotto i denti
e non salato il sapore
conservo ancora cara
la tradizione e origine.
 
Pomodoro e basilico
facevan compagnia
alla fetta abbrustolita
sotto un lenzuolo
d’olio forte e genuino
tempestato da piccoli
diamanti di sale
e ancor mentuccia e origano
il gusto ne esaltavano
il palato a piacimento. 

In quel piatto sbeccato
di porcellana antica
e tempo remoto
un povero pasto giaceva
condito d’esperienza
e saggia cucina.
 
Ricetta d’altri tempi
quell'impasto unico
che lievita la mente
sfornando quei ricordi
pronti a sfamare
generazioni postere.
 
                    ***
 
         Sergio Saracchini
seisettembreduemilaeventi
      IlCalamaioDelCuore