lunedì 11 maggio 2026

Tra le pagine del cuore

Tra le pagine del cuore


Petali

come labbra

per parlare

stelo

come corpo

per abbracciare

radici

come stabilità

per mantenersi

acqua

per dissetarmi.

Non parlare

osservami

e sarà luce

dai tuoi occhi

a farmi sbocciare.

E se sarò reciso

mettimi

tra le pagine

dei racconti

del tuo cuore.


Sergio Saracchini


martedì 5 maggio 2026

CRONACA DI UNA MORTE “NON ANNUNCIATA”

 

CRONACA DI UNA MORTE

“NON ANNUNCIATA”

Lettere e numeri, dei teleindicatori a palette e digitali, giravano vorticosamente, impazziti, senza un minimo di accenno a fermarsi su un nome di una città a un orario preciso. Un contatto, un’anomalia, forse, avevano mandato in tilt tutto il sistema. Arrivi e partenze si accavallavano. Le palpebre degli occhi dei “gentili” (a seguire non proprio) passeggeri, sbattevano a tempo con il roteare di numeri e lettere. Gli altoparlanti, invece, emettevano voci metalliche registrate, tanto da sembrare quelle di C-3PO e R2-D2 rispettivamente droide e robot di Guerre Stellari, annunciando partenze e arrivi di treni oramai soppressi e a orari cancellati. Passeggeri che a frotte scendevano da treni che, provenendo dal centro-sud, si fermavano per non ripartire più. Una stazione era stata presa d’assalto da passeggeri che si accalcavano, per chiedere informazioni, all’unico sportello della biglietteria in quel momento aperto. Una sola addetta alle informazioni che, con self control e professionalità, dava indicazioni a chiunque chiedesse improbabili, oramai impensabili, arrivi e partenze di treni. Passeggeri che, girando smarriti tra pensiline, atrio e zona attestante la stazione, imprecavano verso il sistema organizzativo e a tutta la gerarchia responsabile di quella situazione. Un’accesa protesta si scatenò nei confronti del bigliettaio, comprendendo macchinisti, capotreni, operatori di manutenzione infrastrutture e addetti alla stazione, fino a raggiungere, ovviamente, l’ apice ministeriale. Non vennero risparmiati neppure l’addetto alle pulizie e distributori di bevande, pure questi non funzionanti. Venne organizzato un pullman sostitutivo del treno, uno solo, sempre lo stesso. Faceva da spola dalla stazione fino a quella che aggirava il blocco ferroviario. In un’ora una sola andata e un solo ritorno. All’arrivo del pullman la gente si preparava all’ arrembaggio. Vidi un passeggero tentare la mossa all’Ugo Fantozzi, aggrapparsi a chi era rimasto sulle scalette, rischiando un trascinamento a domino fuori dal pullman. Spinto fuori e lasciato a terra, moglie e figlia lo salutarono dal finestrino del pullman. Dopo tre ore anche quell’unico pullman venne soppresso. Il panico dilagò, non vi era altra scelta che attendere il ripristino delle tratte ferroviarie. Poi, come l’annunciazione dell’ arcangelo Gabriele, una voce ora non più robotica ma quella dell’addetta alle informazioni, annunciò il concepimento di un treno. Dall’arrivo in stazione al sopraggiungere di quel treno erano trascorse oramai quattro ore. Un nuovo arrembaggio stava prendendo forma. Salimmo sul treno già gremito di passeggeri all’inverosimile. Non trovando posto a sedere mi puntellai nello stretto corridoio sfruttando valige, incastri tra sedili, mentre le mani le usai per reggermi aggrappandomi ai portabagagli. Una volta assunta la posizione dell’ accarezzare la coda del pavone, imparata al mio corso di Tai Chi, mi stabilizzai. Neppure un maestro Yoga poteva resistere a tanto. Per la cronaca, escluso io, mia moglie e i nostri amici, l’età massima dei passeggeri seduti raggiungeva i 25-30 anni. Nessuno si alzò per concederci il posto. Solo un giovane, dopo lo sguardo eloquente di mia moglie, decise, molto spontaneamente, di concedermi il posto a sedere. Il treno si fermò nuovamente, il motivo un mistero. Arrivammo a casa che stava per scoccare la mezzanotte. Scesi e abbandonai le FFSS dopo otto ore di viaggio che, al massimo, ne poteva richiedere due e mezza. La causa del ritardo, che scatenò tutto questo, la trovai nella cronaca di un sito web locale. Un uomo si era gettato sotto un treno, un direttissimo ad alta velocità. Perché quell’ uomo aveva deciso di arrestare la sua vita? Perché nessuno è riuscito a fermarlo? Perché non ha atteso e riflettuto prima di compiere quel gesto? Un giornata tragica si era chiusa. Una cronaca di un giorno che possiamo intitolare (rubando e cambiando il titolo di un famoso romanzo) CRONACA DI UNA MORTE “NON ANNUNCIATA”.

Sergio Saracchini

.


giovedì 23 aprile 2026

Caducità

Caducità


Vi conosco

ma non abbastanza

direi

superficialmente.

Riempite una stanza

colorate un sentimento

accompagnate lacrime.

I vostri nomi

le origini

la vita

stampanti e riposti

in scaffali.

Di voi

chi vi conosce meglio

vi elogia.

Vi osservo

in quell’ abito

lungo e luccicante

per poi cambiarvi

in paillettes di cristallo.

I giorni sono brevi

e la vostra tristezza

si abbraccia alla mia.

Quell’abito

la luce del sole

non vi serve più

con amarezza

neppure a me.

Solo un nome

per tutti

appassiti.


Sergio Saracchini


mercoledì 22 aprile 2026

Clochard

Clochard

Era un clochard. Aveva una borsa di plastica carica all’inverosimile, dentro la sua casa. Pure io, oltre al mio zainetto sulle spalle, tenevo per i manici una borsa identica alla sua, all’interno la mia casa, il mio nutrimento. Una spesa composta da pane, frutta, carne, caffè, verdura, latte, due bottiglie d’acqua. Un peso notevole che mi tagliava le mani. Il marciapiede stretto, la pioggia che scendeva copiosa e i passanti con i loro ombrelli, mi portarono quasi a scontrarmi con lui. Istintivamente chiesi scusa accompagnato da un cenno del capo. Un sorriso e un saluto sincero, in una lingua sconosciuta ma carico di serenità e consapevole rassegnazione, fu la sua risposta. Giunto a casa e depositata la spesa in cucina, mi tolsi lo zainetto dalle spalle e sfilai la giacca. Svuotai la borsa. Sul fondo della stessa un foglietto di carta piegato. Non era la mia lista della spesa e neppure lo scontrino. Lo aprii. Una scritta in una lingua incomprensibile در تنهایی من، جمعیت بی تفاوت، در زدن به صورت شما دروازه با لبخند باز شد. Istintivamente riposi il biglietto nel mio portafogli. Qualche giorno dopo un tg locale annunciava la morte di un clochard. Tra i suoi effetti personali un foglietto di carta con una scritta, una frase incomprensibile: در تنهایی من، جمعیت بی تفاوت، در زدن به صورت شما دروازه با لبخند باز شد. Il cronista tradusse quelle parole: Nella mia solitudine, l’indifferente moltitudine, nel bussare al tuo viso la porta si è aperta con un sorriso.

Sergio Saracchini


PET-ALI

PET-ALI


Ali

come petali

petali

come ali

spiccheranno

il volo

in una

incommensurabile

leggerezza

nel cielo

degli occhi.


Sergio Saracchini


venerdì 17 aprile 2026

Il corvo l’avvoltoio la colomba

 Il corvo l’avvoltoio la colomba


Sarebbe da sentir

il canto degli uccelli

e non

lo stridente verso

del corvo

che vola radente

nel suo rubar e uccidere.

Dice la colomba

col cuor ferito

dal suo stesso linguaggio:

“giunto il momento

dopo

rinnovata libertà di volo

rinchiuderti senz’ali

col biondo rostro

nella dorata torre.

Lascia che i bimbi

possan vederti

insieme al tuo amico

canuto avvoltoio

sguazzar

nel vostro stesso guano

lanciandovi molliche

di quel pane

or tinto di rosso”.


Sergio Saracchini


domenica 5 aprile 2026

LET’S DANCE

 LET’S DANCE

Mi ha detto: mi hanno danzato addosso per anni per imparare a ballare. Oggi, chi prova, trova un pavimento ruvido, sconnesso e, in certi tratti, scivoloso. Pensare che il pavimento era nato per farsi accarezzare dalle punte di una ballerina di danza classica, era immacolato il pavimento che mi porto addosso. Continua il suo racconto, non trapelano emozioni o segnali di disagio dal suo viso, nessun imbarazzo lo frena. Posso dire che ancora alcuni leggono su di me il cartello “scuola di ballo”. Indossano le scarpe adatte, ma io ho dato la cera in quei pochi spazi non sconnessi e dissestati. Li guardo, sono doloranti per le cadute, ginocchia sbucciate e slogature si susseguono. Il cartello, con la scritta scuola di ballo rimane appeso. Venite, venite signore e signori le iscrizioni sono sempre aperte.

Sergio Saracchini


lunedì 30 marzo 2026

Voci mute

Voci mute


Quante sono le voci

che s’alzano

senza sapere

che quel che hanno

è sempre di più

di quel che vogliono,

e quel che vogliono

non lo avranno mai

perché chiuso

nei forzieri

delle voci mute.

Saranno i silenzi

a dimostrare

che nulla serve

e

davanti a questo

non ci sono parole.


Sergio Saracchini


sabato 14 marzo 2026

Giorno

Giorno


Nello srotolarsi del giorno

la terra sbadigliò il suo incubo

mentre alla finestra chiusa

gli uccelli mi bussavano

un fiore mi rassicurò

esisteva ancora colore e profumo .


Sergio Saracchini


domenica 22 febbraio 2026

VOLEVO RESTARE A VENEZIA

Volevo restare a Venezia


Volevo restare a Venezia

la sera

dopo la folla

per sentire il respiro

di una gondola stanca

arrancare tra i canali

di coriandoli muti

battuti dal remo ubriaco

di un gondoliere smarrito

nella scia di un fritto di pesce

con addosso una maschera

di quelle che si indossano

per mantenersi in equilibrio

su l’alta marea dei selfie.

Volevo restare a Venezia

per vedere gabbiani e piccioni

dialogare con un leone

senza ruggito .

Mentre mi allontano

Venezia

voleva restare con me

per un ultimo spritz.


Sergio Saracchini


mercoledì 4 febbraio 2026

Il tuffo

 

Il tuffo


Sentirsi come una goccia

scivolare lungo le spalle

e il doppio petto dell’impermeabile

fino a toccare l’orlo in basso.

Quindi spiccare

un doppio carpiato

e tuffarsi nella pozzanghera.

Tutti insieme a quelli

che hanno imparato

non a nuotare

ma

a fregarsene.

Dall’orlo

un urlo

…ho paura…


Sergio Saracchini


martedì 3 febbraio 2026

L'invasione

L'invasione 


Vorrei assistere

all’invasione della pioggia

sui visi salati

ed esultare

per la liberazione



Sergio Saracchini 


giovedì 29 gennaio 2026

Fiori

Fiori


I fiori sulle lapidi

assorbono sospiri

e lacrime che bagnano

i petali sbiaditi

sussurrano il remoto

calore degli abbracci

con lettere e poi numeri

nell’ essere presenti.


Sergio Saracchini


mercoledì 28 gennaio 2026

Uno stile (purtroppo) di moda

Uno stile (purtroppo) di moda


Arginare il fiume

prima del suo tracimare

su tessuti di carne

firmati nello stile

color rosso sangue

senza ago e filo

solo con taglienti forbici.


Sergio Saracchini


lunedì 19 gennaio 2026

Dissetare

Dissetare


Sentire

dando l’acqua ai fiori

il vento lieve e gentile

accarezzare le mani

e la natura intorno

festeggiare

per aver dissetato

i propri figli.

Impariamo

da chi

non ha parola.


Sergio Saracchini


sabato 17 gennaio 2026

DOPO LA GLACIAZIONE

DOPO LA GLACIAZIONE


IL TUO CAPO

SUL MIO PETTO

PER SENTIRE

LO SCHIUDERSI

DEI RESPIRI PROFONDI.

UNO SCIOGLIERSI

DI QUEI PICCOLI ICEBERG

CHE CERCANO

DI AFFONDARMI.

RIMANI LÌ

FINO ALLA DERIVA

IN UN MARE

DI BOCCIOLI DI FIORI

          ED È PRIMAVERA.


Sergio Saracchini


lunedì 12 gennaio 2026

Tra vagiti e latrati

Tra vagiti e latrati


Soffiano su visi

sorrisi di bimbi

e mani di madri

pregano

perché finiscano

i latrati dei lupi

mentre nascosti

digrignano i denti

uomini

dalle criniere

tinte d’oro.

Lasciamoci bombardare

dagli sguardi

che sanno di latte.

Riecheggia

l’ esplosione

di una ninna nanna

mentre sorvola

un angelo

su culle mature.



Sergio Saracchini


mercoledì 7 gennaio 2026

La Befana

 LA BEFANA PLATINATA

CON LA SCOPA IN CARBONIO

SOPRA IL TETTO È ATTERRATA

PIÙ MALIGNA DI UN DEMONIO

HA LASCIATO UN GRAN TRAMBUSTO

TUTTO IL MONDO IN SUBBUGLIO

PENSA D’ESSERE NEL GIUSTO

HA CREATO UN GRANDE IMBROGLIO

NELLE CALZE C’HA DUE PIEDI

VUOL LASCIARE LA SUA IMPRONTA

SARÀ VERO QUEL CHE VEDI?

SORVOLARE È SEMPRE PRONTA

I BAMBINI HANNO CREDUTO

A UNA VECCHIA BRUTTA E BUONA

ORA CHIEDONO L’AIUTO

NON DEV’ESSERE PADRONA

GIUSTO È! SCACCIARE IL MALE

DAR LA CACCIA AI FURFANTI

MA NON È COSA LEALE

DOMINARE TUTTI QUANTI

UN BIMBA E UN BAMBINO

AFFACCIATI ALLE FINESTRE

SU NEL CIELO UN LUMICINO

FORSE È UN EXTRATERRESTRE

E’ UNA NAVE CON LA FORMA

D’UNA COLORATA CALZA

ORA SONO DI UNA CIURMA

LA BEFANA! È PURE SCALZA!

QUELLA FINTA E PLATINATA

CON IL CIUFFO A MUSO DURO

D’UNA COLPA S’E’ MACCHIATA

È UN DISEGNO SOPRA UN MURO.


SSSSSS…befanando


Fiammelle

 Fiammelle

In quel luogo, dove il silenzio viene interrotto dalle preghiere umide di lacrime, incrocio, molto spesso, un uomo. Viene a mettere un fiore e a recitare una preghiera. Una lastra di marmo con due occhi giovani lo attendono, due fiammelle che si mantengono vive con le carezze su una fotografia sbiadita. Le lastre in marmo dei miei amati genitori sono quasi di fronte, i loro occhi sono umidi. Mia madre mi guarda e mi comunica, col suo sguardo dolce e comprensivo come sempre, la tristezza che ha nel cuore, mio padre, con la sua consapevolezza, forza, razionalità e un accenno di sorriso, cercando di infondere coraggio agli eventi avversi, mi fa capire, alla sua maniera e da ex esperto di meccanica, che la ruota della vita con i suoi ingranaggi, a volte, si inceppa nonostante quanto si possa fare perché questo non accada, compromettendo tempi e cicli. Nonostante tutto anche i suoi occhi indossavano un abito velato, che poche volte gli avevo visto vestire. Alcuni sabati seguenti tornai. Gli occhi di mia madre e mio padre li trovai talmente bagnati tanto da confondere lacrime a gocce di condensa invernale. Mio padre, con un sorriso perso nel freddo del marmo, mi comunicò che: “il motore che aveva generato un processo di vita si era spento”. Mi attardai prima di uscire, le mie riflessioni mi condussero a ritornare su i miei passi mentre l’imbrunire mi stava avvolgendo. Luci tremanti, nel loro timido e delicato tepore, mi accompagnarono all’ uscita.

Sergio Saracchini


giovedì 1 gennaio 2026

Inizio Anno

Inizio Anno


Messo piede sulla terra

in quest’anno nuovo nuovo

con tristezza vedo guerra

nel rifugio mi ritrovo

non è fatto di cemento

non ha armi di difesa

tra i suoi muri son contento

è per me una grande impresa

i mattoni son parole

il cemento solo rime

le finestre sono il sole

una porta è una poesia dall’ avverso mi dirime

un silenzio all’improvviso

non si senton cupi suoni

solamente sopra il viso

filastrocca con i droni

dicon sia solo una tregua

la speranza che si avveri

non sappiamo cosa segua

cosa certa dopo auguri solo quella più sinceri



Sergio

AncheIlPrimoDell’AnnoDuemilaVentisei