giovedì 23 aprile 2026

Caducità

Caducità


Vi conosco

ma non abbastanza

direi

superficialmente.

Riempite una stanza

colorate un sentimento

accompagnate lacrime.

I vostri nomi

le origini

la vita

stampanti e riposti

in scaffali.

Di voi

chi vi conosce meglio

vi elogia.

Vi osservo

in quell’ abito

lungo e luccicante

per poi cambiarvi

in paillettes di cristallo.

I giorni sono brevi

e la vostra tristezza

si abbraccia alla mia.

Quell’abito

la luce del sole

non vi serve più

con amarezza

neppure a me.

Solo un nome

per tutti

appassiti.


Sergio Saracchini


mercoledì 22 aprile 2026

Clochard

Clochard

Era un clochard. Aveva una borsa di plastica carica all’inverosimile, dentro la sua casa. Pure io, oltre al mio zainetto sulle spalle, tenevo per i manici una borsa identica alla sua, all’interno la mia casa, il mio nutrimento. Una spesa composta da pane, frutta, carne, caffè, verdura, latte, due bottiglie d’acqua. Un peso notevole che mi tagliava le mani. Il marciapiede stretto, la pioggia che scendeva copiosa e i passanti con i loro ombrelli, mi portarono quasi a scontrarmi con lui. Istintivamente chiesi scusa accompagnato da un cenno del capo. Un sorriso e un saluto sincero, in una lingua sconosciuta ma carico di serenità e consapevole rassegnazione, fu la sua risposta. Giunto a casa e depositata la spesa in cucina, mi tolsi lo zainetto dalle spalle e sfilai la giacca. Svuotai la borsa. Sul fondo della stessa un foglietto di carta piegato. Non era la mia lista della spesa e neppure lo scontrino. Lo aprii. Una scritta in una lingua incomprensibile در تنهایی من، جمعیت بی تفاوت، در زدن به صورت شما دروازه با لبخند باز شد. Istintivamente riposi il biglietto nel mio portafogli. Qualche giorno dopo un tg locale annunciava la morte di un clochard. Tra i suoi effetti personali un foglietto di carta con una scritta, una frase incomprensibile: در تنهایی من، جمعیت بی تفاوت، در زدن به صورت شما دروازه با لبخند باز شد. Il cronista tradusse quelle parole: Nella mia solitudine, l’indifferente moltitudine, nel bussare al tuo viso la porta si è aperta con un sorriso.

Sergio Saracchini


PET-ALI

PET-ALI


Ali

come petali

petali

come ali

spiccheranno

il volo

in una

incommensurabile

leggerezza

nel cielo

degli occhi.


Sergio Saracchini


venerdì 17 aprile 2026

Il corvo l’avvoltoio la colomba

 Il corvo l’avvoltoio la colomba


Sarebbe da sentir

il canto degli uccelli

e non

lo stridente verso

del corvo

che vola radente

nel suo rubar e uccidere.

Dice la colomba

col cuor ferito

dal suo stesso linguaggio:

“giunto il momento

dopo

rinnovata libertà di volo

rinchiuderti senz’ali

col biondo rostro

nella dorata torre.

Lascia che i bimbi

possan vederti

insieme al tuo amico

canuto avvoltoio

sguazzar

nel vostro stesso guano

lanciandovi molliche

di quel pane

or tinto di rosso”.


Sergio Saracchini


domenica 5 aprile 2026

LET’S DANCE

 LET’S DANCE

Mi ha detto: mi hanno danzato addosso per anni per imparare a ballare. Oggi, chi prova, trova un pavimento ruvido, sconnesso e, in certi tratti, scivoloso. Pensare che il pavimento era nato per farsi accarezzare dalle punte di una ballerina di danza classica, era immacolato il pavimento che mi porto addosso. Continua il suo racconto, non trapelano emozioni o segnali di disagio dal suo viso, nessun imbarazzo lo frena. Posso dire che ancora alcuni leggono su di me il cartello “scuola di ballo”. Indossano le scarpe adatte, ma io ho dato la cera in quei pochi spazi non sconnessi e dissestati. Li guardo, sono doloranti per le cadute, ginocchia sbucciate e slogature si susseguono. Il cartello, con la scritta scuola di ballo rimane appeso. Venite, venite signore e signori le iscrizioni sono sempre aperte.

Sergio Saracchini


lunedì 30 marzo 2026

Voci mute

Voci mute


Quante sono le voci

che s’alzano

senza sapere

che quel che hanno

è sempre di più

di quel che vogliono,

e quel che vogliono

non lo avranno mai

perché chiuso

nei forzieri

delle voci mute.

Saranno i silenzi

a dimostrare

che nulla serve

e

davanti a questo

non ci sono parole.


Sergio Saracchini


sabato 14 marzo 2026

Giorno

Giorno


Nello srotolarsi del giorno

la terra sbadigliò il suo incubo

mentre alla finestra chiusa

gli uccelli mi bussavano

un fiore mi rassicurò

esisteva ancora colore e profumo .


Sergio Saracchini