CI VUOLE UN FISICO BESTIALE
Sono in spiaggia, rigorosamente sotto
l’ombrellone, e indosso un vestito a me caro, un cento per cento di crema, protezione
50 super-total-plus-xxxstrong, per pelli ultrafotosensibili. In questa estate
dove le palle hanno girato per lungo e largo sui campi di calcio d’America e stanno girando,
come satelliti impazziti, nello spazio
calcistico in cerca di un extraterrestre stellare che riesca a fare accedere
l’Italia, tra quattro anni, al prossimo giramento di palle mondiale, vengo ad
apprendere, da uno scrolling di notizie sul cellulare, allo “stop alle
riprese hot nell'atletica”. Cosa che potrebbe portare al parental control per
l’atletica nelle prossime olimpiadi o a una visione da bollino rosso. Campi
larghi televisivi per evitare di rischiare un oltraggio al pubblico pudore. E
così si va a snaturare uno sport, un corpo perfetto, di una donna e di un uomo,
scolpito, non per merito di un bisturi o pompaggi muscolari, ma grazie a ore di
preparazione, allenamento, fatica, sacrifici, necessari a battere record e a
portare donna e uomo a stabilire storici primati, a esultare per l’impegno
profuso in una competizione, a indossare
una medaglia o solamente dire, io ci ho provato e se anche sono arrivato ultimo
io c’ero, c’ero a rappresentare il mio Paese, c’ero a rendere orgoglioso il mio
popolo, c’ero con il mio corpo, con l’impegno, con una disciplina sportiva che
esula da questi spaziali e siderali astri del calcio e dal loro giramento di
palloni. Via libera, invece, a inquadrature particolareggiate su corpi
dilaniati, amputati, malnutriti, su visi rigati da lacrime, scavati, deperiti. Inquadrature
fisse su cassa contenente (testuali parole del cronista) quel che è rimasto
di chi è rimasto vittima del rogo. Mi alzo dalla mia sdraio, fa caldo e
la mia pelle, color mozzarella di bufala d.o.p., non tollera il sole. Con i miei lardominali,
maniglie d’apide e dolori sparsi per assenza di attività fisica (anzi, un’ora a
settimana di Tai Chi la dedico) mi incammino verso casa. Da un altoparlante una
voce: Si avvertono i gentili ospiti che la visione, sulla
passerella del settore spiaggia Stella Marina sezione A/1 e A/2, è destinata a
un pubblico adulto, può nuocere ai minori se non accompagnati. Sorrido,
mentre un anziano, mio coetaneo, con le bocce fa punto sbocciando. Tra me e me
una semplice riflessione: chissà quanti anni di partite ed esperienza. Pure io,
da bimbo, ero bravo sulle piste di sabbia con le palline di plastica e
all’interno i volti di Gimondi e Merckx. Quante pedalate tra palette, formine, secchielli e quante
vittorie, perché ci vuole un fisico bestiale.
Sergio Saracchini