mercoledì 27 maggio 2026

L’ ape e il fiore


L’ ape e il fiore


In fondo in fondo

è in questo vaso

che ho tutto

quel che serve

radici robuste

a sorreggere il gambo

di una corolla dorata

per farmi ombra

del polline

per sfamarmi

un po’ d’acqua

donata da una nuvola

per dissetarmi

delle formichine

con cui dialogare

e passare il tempo.

Mi basta poco

ma alla fine

è il mio regno

e mi sento una regina

disse l’ ape al fiore

prima di scappare

vedendomi.


Sergio Saracchini


lunedì 11 maggio 2026

Tra le pagine del cuore

Tra le pagine del cuore


Petali

come labbra

per parlare

stelo

come corpo

per abbracciare

radici

come stabilità

per mantenersi

acqua

per dissetarmi.

Non parlare

osservami

e sarà luce

dai tuoi occhi

a farmi sbocciare.

E se sarò reciso

mettimi

tra le pagine

dei racconti

del tuo cuore.


Sergio Saracchini


martedì 5 maggio 2026

CRONACA DI UNA MORTE “NON ANNUNCIATA”

 

CRONACA DI UNA MORTE

“NON ANNUNCIATA”

Lettere e numeri, dei teleindicatori a palette e digitali, giravano vorticosamente, impazziti, senza un minimo di accenno a fermarsi su un nome di una città a un orario preciso. Un contatto, un’anomalia, forse, avevano mandato in tilt tutto il sistema. Arrivi e partenze si accavallavano. Le palpebre degli occhi dei “gentili” (a seguire non proprio) passeggeri, sbattevano a tempo con il roteare di numeri e lettere. Gli altoparlanti, invece, emettevano voci metalliche registrate, tanto da sembrare quelle di C-3PO e R2-D2 rispettivamente droide e robot di Guerre Stellari, annunciando partenze e arrivi di treni oramai soppressi e a orari cancellati. Passeggeri che a frotte scendevano da treni che, provenendo dal centro-sud, si fermavano per non ripartire più. Una stazione era stata presa d’assalto da passeggeri che si accalcavano, per chiedere informazioni, all’unico sportello della biglietteria in quel momento aperto. Una sola addetta alle informazioni che, con self control e professionalità, dava indicazioni a chiunque chiedesse improbabili, oramai impensabili, arrivi e partenze di treni. Passeggeri che, girando smarriti tra pensiline, atrio e zona attestante la stazione, imprecavano verso il sistema organizzativo e a tutta la gerarchia responsabile di quella situazione. Un’accesa protesta si scatenò nei confronti del bigliettaio, comprendendo macchinisti, capotreni, operatori di manutenzione infrastrutture e addetti alla stazione, fino a raggiungere, ovviamente, l’ apice ministeriale. Non vennero risparmiati neppure l’addetto alle pulizie e distributori di bevande, pure questi non funzionanti. Venne organizzato un pullman sostitutivo del treno, uno solo, sempre lo stesso. Faceva da spola dalla stazione fino a quella che aggirava il blocco ferroviario. In un’ora una sola andata e un solo ritorno. All’arrivo del pullman la gente si preparava all’ arrembaggio. Vidi un passeggero tentare la mossa all’Ugo Fantozzi, aggrapparsi a chi era rimasto sulle scalette, rischiando un trascinamento a domino fuori dal pullman. Spinto fuori e lasciato a terra, moglie e figlia lo salutarono dal finestrino del pullman. Dopo tre ore anche quell’unico pullman venne soppresso. Il panico dilagò, non vi era altra scelta che attendere il ripristino delle tratte ferroviarie. Poi, come l’annunciazione dell’ arcangelo Gabriele, una voce ora non più robotica ma quella dell’addetta alle informazioni, annunciò il concepimento di un treno. Dall’arrivo in stazione al sopraggiungere di quel treno erano trascorse oramai quattro ore. Un nuovo arrembaggio stava prendendo forma. Salimmo sul treno già gremito di passeggeri all’inverosimile. Non trovando posto a sedere mi puntellai nello stretto corridoio sfruttando valige, incastri tra sedili, mentre le mani le usai per reggermi aggrappandomi ai portabagagli. Una volta assunta la posizione dell’ accarezzare la coda del pavone, imparata al mio corso di Tai Chi, mi stabilizzai. Neppure un maestro Yoga poteva resistere a tanto. Per la cronaca, escluso io, mia moglie e i nostri amici, l’età massima dei passeggeri seduti raggiungeva i 25-30 anni. Nessuno si alzò per concederci il posto. Solo un giovane, dopo lo sguardo eloquente di mia moglie, decise, molto spontaneamente, di concedermi il posto a sedere. Il treno si fermò nuovamente, il motivo un mistero. Arrivammo a casa che stava per scoccare la mezzanotte. Scesi e abbandonai le FFSS dopo otto ore di viaggio che, al massimo, ne poteva richiedere due e mezza. La causa del ritardo, che scatenò tutto questo, la trovai nella cronaca di un sito web locale. Un uomo si era gettato sotto un treno, un direttissimo ad alta velocità. Perché quell’ uomo aveva deciso di arrestare la sua vita? Perché nessuno è riuscito a fermarlo? Perché non ha atteso e riflettuto prima di compiere quel gesto? Un giornata tragica si era chiusa. Una cronaca di un giorno che possiamo intitolare (rubando e cambiando il titolo di un famoso romanzo) CRONACA DI UNA MORTE “NON ANNUNCIATA”.

Sergio Saracchini

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