domenica 20 febbraio 2022

DALLA FINESTRA

 

DALLA FINESTRA


 Dalla finestra ho chiesto un passaggio

ad un gabbiano nel suo grande viaggio

 

mi chiede…perché?

e poiproprio a me?

 

non ho visto mai il mondo

dall’alto e rotondo

 

non ho visto mai il mare

ed i fiumi sfociare

 

non ho visto montagne

abbracciare campagne

 

non ho visto foreste

di cui terra si veste

 

non ho visto il passaggio

di un benevolo raggio

 

di luna e di sole

tra alba e tramonto in capriole.

 

Il gabbiano mi guarda

la domanda non tarda

 

avrai visto qualcosa

dove il cuore si posa?

  

Ho visto un bel fiore

emanare calore!

 

Ho visto lo stringersi di una famiglia

tra petali e gambo a quel fiore somiglia.

 

Il gabbiano riflette con la sua mente:

e questo tu pensi non essere niente?

 

hai visto il mondo dove viaggiare

forti montagne da farti abbracciare

 

un fiume di affetto

sfociare nel petto

 

dagli occhi quei raggi e il loro brillare

cucire un vestito che ogni giorno indossare

 

dall’alba al tramonto sentire la luce

che illumina rotte e a mete conduce.

 

Il gabbiano riparte riprende il suo volo

mi ha fatto capire di non essere solo

 

di avere per me ogni giorno quel mondo

che piatto non è ma è grande e rotondo

 

di non perdere mai la rotta del viaggio

uno sbattere d’ali di forza e coraggio.

 

SergioSaracchini

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Parlami

 


Parlami


Lacrime che sgorgano

e rigano il viso

sono solo aride gocce,

in questi nostri deserti

solo le parole formano oasi

dove trovare l’acqua

per una gola secca.

 

Non resistere

dissetati

con le semplici molecole del parlare

composte d’atomi di un dialogo.

 

Aiutami a spegnere

l’arsura delle distanti solitudini

portando la tua bocca alle mie mani

dove bere la purezza del colloquiare.

 

Placa le pene e i tuoi silenzi

che rendono arida la vita

solo una fonte appagatrice

toglie ogni sete…

 

parlami.


Sergio Saracchini

lunedì 31 gennaio 2022

IN PALMO DI MANO

 




IN PALMO DI MANO

 

Ho visto il sole

sporcarsi di terra

e il lembo del suo vestito

inghiottito dall’orizzonte.

 

Neppure i rami d’albero

riescono a frenare

la sua lenta corsa.

 

Mentre la sera

spinge sul suo capo

si posa per un attimo

sul palmo della mia mano.

 

Riposati sole

per un istante

su questo letto

prima di proseguire.

 

Domani attenderò

il tuo risveglio

e col palmo della mia mano

ti accompagnerò

fino a perderti

nell’azzurro.                  



Sergio Saracchini 31/01/2022-ilcalamaiodelcuore

 

sabato 22 gennaio 2022

SONNO 1.2.3.4.5.

 

SONNO. 1


Mantello pesante

di suoni ovattati

ricopre parole

e immagini vive

sbiadisce il respiro

nell’inconscio richiamo

una voce nel buio

è un profondo sbadiglio.

 




SONNO. 2

Il sonno pesante

è certo appagante

è un colpo di spugna

su quella lavagna

la giornata pulisce

il gesso sbiadisce

del cattivo insegnante

che mi rende ignorante.

 



SONNO 3.

Lasciala ancora qui

tra le tue braccia accoglienti

nell’oscurità silente

dove il corpo

possa riposare

senza sentire

il lamento dell’insonnia

che risuona

scavando nella mente

tenendo svegli pensieri

che invece

dovrebbero  dormire loro

un sonno leggero

in un letto irto di spine

col capo posato

sul guanciale tagliente

dell’indifferenza

sotto una coltre

di coperte pungenti

di lana caprina.


SONNO 4.

Mentre le ore della notte

riposano sui volti dei tanti

risuona nella stanza

il pensiero del giorno

con la sua luce accecante.

Vorrei sentire

le note di un respiro

che accompagna

il corpo stanco

nel galleggiare

sui morbidi sogni

tra le correnti

del fluire del silenzio

per giungere al porto

del lodato riposo.




SONNO 5.

Hypnos

dio del Sonno

padre di Morfeo

fratello di Thanatos

dio della Morte

figlio della Notte

e di Erebo

dio dell’Oscurità,

facci dormire

con Permaflex

sorella di Ennerev

figlia di Eminflex

madre di Tempur

dio del Lattice

e del Poliuritano

padre di Doghe,

facci fare bei sogni

“in Memory…


Sergio Saracchini


 

giovedì 6 gennaio 2022

IL PETTIROSSO


 

IL PETTIROSSO


Ho visto un pettirosso

volare sopra un fosso

saltar di ramo in ramo

girarsi al mio richiamo

 

gli dico “sei carino”

cinguetta l’uccellino

mi sembra sia contento

di questo complimento

 

poi tendo la mia mano

gli sembra un poco strano

ma vola sul mio palmo

ed io mi sento calmo

 

con aria circospetta

mi guarda e poi cinguetta

vuol essere mio amico

per questo io gli dico:

 

“mia piccola creatura

di me non hai paura

mi accetti come sono

e questo è un grande dono

 

non badi alle apparenze

non trovi differenze

entrambi siamo uguali

le braccia come ali

 

potendo immaginare

potrei con te volare

lasciando questa terra

lontani dalla guerra

 

o sorvolare il mare

lasciandomi affidare

avendo in te certezza

fiducia e sicurezza

 

è solamente un sogno

ma forse ne ho bisogno

per non sentirmi solo

e mantenermi in volo

 

potessero gli umani

aprir le loro mani

e come un batter d’ali

sentirsi tutti uguali.

 


Sergio Saracchini

 Zero6gennaio2000venti22

martedì 21 dicembre 2021

LA SCATOLA


LA SCATOLA

La scatola di latta vive nel buio e viene spolverata e aperta una sola volta all’anno.  Inizialmente aveva preso posto nella cantina della casa dei miei genitori. Una volta scomparsi, tra i tanti ricordi, decisi di custodire anche quell’oggetto. La scatola conteneva, e contiene ancora, qualcosa di magico e di unico. Entrò per la prima volta, con l’approssimarsi di un Natale, nella casa della città che mi vide nascere quasi sessanta anni orsono. La portò mio padre. Era un regalo che ricevette dalla dirigenza dell’industria in cui lavorava e nessun dipendente venne escluso dal ricevere quell’omaggio così gradito a tutti. Un modo per dimostrare affetto, gratitudine e augurare un sereno Natale alle famiglie di ogni singolo lavoratore. La scatola, di un certo volume, in latta e di colore rosso vivo, con decorazioni tipiche natalizie, venne rigorosamente messa sotto l’albero e nessuno poteva aprirla prima della notte del 24 dicembre. Se qualcuno avesse violato la regola, Babbo Natale non sarebbe giunto. Questo, naturalmente, era quanto i miei genitori raccontavano a me e a mia sorella, uno stratagemma per rendere il Natale ancora più carico di magia. I giorni precedenti la Vigilia mi vedevano carico di una trepidante attesa. La curiosità di sapere cosa contenesse quello scrigno era immensa. Arrivò la sera del 24 dicembre. Quando la scatola venne aperta, al suo interno trovai un panettone, sacchetti di arachidi e noci, una confezione di fichi secchi, torroni, biscotti, cioccolatini, bastoncini di zucchero caramellato e piccole decorazioni di cioccolata da appendere ai rami dell’albero. Le luci delle luminarie che adornavano l’albero, riflettendosi sulle carte luccicanti e sulle pareti dorante della scatola, mi avvolsero in un’atmosfera quasi surreale. I miei occhi, gonfi di straordinario stupore e incredulità, scrutavano quel contenuto prezioso, mentre le mie manine incominciarono a toccare quelle fantastiche leccornie. Una piccola scatola, rivestita da una carta rossa, attrasse la mia attenzione. La presi scuotendola e con impazienza incominciai a scartarla. Nelle mie mani una macchinina azzurra.  All’epoca mio padre non aveva la patente e un’auto non ce la potevamo permettere. Quella condizione mi fece sognare che quel piccolo giocattolo potesse un giorno diventare la vera automobile della nostra famiglia. Dentro di me, e con i sogni di bimbo, speravo tanto che Babbo Natale potesse portarne una vera facendola trovare, la notte del 24 dicembre, nel nostro garage, garage che per anni era il luogo dove veniva parcheggiato l’unico mezzo di locomozione della famiglia, la famosa Lambretta. Quella macchinina, negli anni dell’infanzia, mi fece viaggiare con la fantasia in tutto il mondo. Il pavimento di casa era una lunga autostrada che mi permetteva di spostarmi da una nazione all’altra. Potevo essere in Italia, la mia cameretta, andare in Francia, la camera dei miei, quindi in Spagna, quella di mia sorella, percorrere un immaginario e lunghissimo ponte, il bordo della vasca da bagno e arrivare in America e da qui in America Latina. Ripercorrendo il bordo della vasca uscire dal bagno e giungere in Africa, la cucina, quindi risalire tutto il continente africano per arrivare in Arabia, lo sgabuzzino, e infine in Cina e Russia, il salotto. Una volta svuotata la scatola, con il trascorrere degli anni, la stessa venne sempre utilizzata per riporre gli addobbi di Natale. Divenne un simbolo, facile da individuare tra le mille cose riposte in cantina. Il suo contenuto, negli anni, è necessariamente cambiato. Gli addobbi dell’epoca sono stati sostituiti, man mano, da altri più moderni e tecnologici. Ora io ci ripongo luci a led, decorazioni in vetro soffiato, personaggi e oggetti a tema prodotti in gesso e decorati a mano. Fino a qualche anno fa, con l’approssimarsi dell’8 dicembre, giorno in cui per tradizione si prepara l’albero, scendevo in cantina, spolveravo la scatola e la portavo a casa per dare inizio all’addobbo natalizio. Oggi ci pensa mio figlio, scende in cantina mentre io attendo, attendo che la porta d’ingresso si apra e che, magicamente, la scatola faccia il suo ingresso. Apro quella scatola di latta, di colore rosso, con immagini natalizie. Una magica luce esce e mi riempie gli occhi di emozione. Le mie mani estraggono gli ornamenti e le statuine del presepe, mentre fuori si sentono suonare le campane, canzoni natalizie riecheggiano nell’aria e chissà quanti bimbi stanno scrivendo le loro letterine a Babbo Natale, magari con il desiderio di ricevere una macchinina. Richiudo la scatola rimasta vuota ma, prestando attenzione, nel suo interno si ode ancora la voce di un bimbo con il suo brum… brum…di colore azzurro. Inizia il mio viaggio nei paesi del mondo, sulle strade dei ricordi, in cerca di serenità, pace e di un vero Natale.


                                                             Sergio Saracchini/Natale 2021


sabato 18 dicembre 2021

Natale 2021

 


In questa notte magica

solo una stella brilla

e osservandoci da lassù dice:

“Dentro ai vostri cieli

che battono forte

voglio rinascere

per continuare a vivere

insieme a tutti voi”.


💖💖💖💖💖💖


Nello scintillio di una stella

si placa il rumore del vento

che alimenta l’ira

e s’azzittiscono le voci

furiose e violente.

Solo un vagito s’ode

e lo scendere di lacrime

sui volti carichi di tenerezza

s’illuminano nel volo leggero

di angeli che si posano

sulle capanne delle anime



💝💝💝💝💝💝💝


Il respiro che scalda

la semplice e povera culla

avvolge corpi

infreddoliti e miseri.

Fermiamoci per un attimo

in questo riparo sicuro

dove trovare tutto quello

che occhi e mani

non riescono a vedere

e a tenere stretto.


💞💞💞💞💞💞💞


Cerco di non piangere

pensando al passato,

cerco di non disperare

per non essere quel che vorrei,

cerco d’avere coraggio

sulla strada d’insidie,

cerco la cura

che possa placarmi

la sofferenza della paura,

cerco giorno dopo giorno

di sciogliere catene

e aprire lucchetti.

Cerco e trovo

una grande pace

osservano la tenue luce

di questo giorno.



SergioSaracchini/Natale2021