domenica 18 maggio 2025

Il saluto dell’ uomo con l’ombrello

 Il saluto dell’ uomo con l’ombrello


Lo vedo ogni giorno. Cammina sempre da solo, veste una camicia blu  con bermuda e scarpe dello stesso colore. Il passo sicuro e il portamento eretto. Sono due gli elementi che lo contraddistinguono e lo collocano fuori dagli schemi tradizionali di un semplice passante di tutti i giorni, il  portarsi appresso sempre un ombrello e il salutare. Già, lui saluta tutti. Cammina appoggiando, delicatamente, la punta dell’ombrello per terra ad ogni passo, quasi non  volesse fare del male al terreno ma trovare con esso un legame, un contatto. Quell’oggetto sembra un qualcosa di regale, una sorta di scettro, una bacchetta di un maestro d’orchestra che dirige e tiene il tempo a questa sua marcia. Anche se il sole splende e le giornate sono terse, tiene saldamente in mano il suo fido compagno. Sembra voler dire io esisto, io sono un uomo e vado avanti, fiero, per la mia strada. Un ombrello prevalentemente usato come emblema identificativo, un suo modo per farsi riconoscere e, perché no, gettare le basi per  un contatto umano. La prima volta che lo incrociai sentii il suo saluto. Al momento pensai stesse salutando altri, poi, giorno dopo giorno, il saluto divenne costante, quasi un appuntamento che segnava il finire di una giornata, un arrivederci a domani. Lo incontro col suo ombrello, quindi un chiaro e forte “buongiorno signore!”. Lo saluto con  piacere, sembra quasi conoscersi da tempo. Non saluta soltanto me, ma chiunque incrocia, addirittura a un gruppo di giovani un sonoro “ciao ragazzi !”, loro gli ridono dietro, non sono abituati a questo approccio umano.  Confesso che inizialmente il mio semplice ed eloquente “mah!”,  assai dubbioso su quel passante, mi faceva trarre azzardate conclusioni e l’educazione di contraccambiare il saluto non mi sfiorava la mente. Col passare del tempo e dopo giornate grigie, pesantemente riflessive, sentivo magicamente la naturalezza nel rispondere con empatia, mentre pensieri e imbarazzi svanivano. Tornando a casa incrocio tante persone e tutti insieme ci facciamo compagnia, chiusi nei nostri ombrelli muti, nei  pensieri introspettivi, ingobbiti da riflessioni che serrano le bocche. L’uomo con l’ombrello, invece, cammina dritto, ha una sua meta e saluta chiunque incontri. Un saluto raramente contraccambiato. Prima d’entrare a casa osservo il mio ombrello insieme ad altri, tutti nel portaombrelli posizionato in un angolo del pianerottolo, si fanno compagnia. Entro a casa e il grande specchio del portabiti riflette la mia figura. Mi osservo e saluto. Un saluto che viene contraccambiato.


Sergio Saracchini 


Le Riflessioni  transitano

stazione dopo stazione 

sui binari del treno

di  un quotidiano vivere






giovedì 1 maggio 2025

Libertà tra sogno e realtà

Libertà tra sogno e realtà 


Cavalcare un arcobaleno

saltare su una nuvola

lasciarsi trasportare

sulle onde del vento

lanciarsi nel vuoto 

per essere presi

dalle ali di un gabbiano

sorvolare il mare

e con lento planare

farsi accogliere 

dalle ali di farfalla

per poi svegliarsi

su una rete cigolante

con in mano

la propria cella

di massima sicurezza 

smart 

iPhone o Android.

In lontananza 

il chiudersi delle mandate 

di una chiave d’accesso.


Sergio Saracchini 





mercoledì 26 marzo 2025

La leggerezza dell’ Essere

La leggerezza dell’ Essere


Se ho bisogno 

di leggerezza

piego 

un foglio di carta

con la pancia 

carica 

del mio inchiostro

decolla.

All’orizzonte

ali blù cobalto 

di una farfalla

di carta

sulla mia finestra 

si posano.


Sergio Saracchini 



sabato 22 marzo 2025

21 marzo giornata della poesia

21 marzo giornata della poesia


Scrivo

per tenermi vivo

per riconoscermi

per sopravvivere.

Scrivo

sulle righe del mio quaderno

dove posano

rondini e farfalle

dove ardono

le mie avversità

dove galleggiano i pensieri

 in cerca di una zattera e di approdo

dove volano

i ricordi del passato.

Scrivo sulle righe del mio quaderno

dove mi siedo

con gli amori

con gli amici

con gli affetti a me più cari

ma anche col nemico

per imparare a vivere

per imparare a scrivere.


Sergio Saracchini


Macbeth

Macbeth 


Ci nascondiamo

Dietro alti toni

Di tenori improvvisati

Perché non abbiamo

L’adagio innato

E lo spartito

Ci porta a condurre

Con la bacchetta

Appuntita e avvelenata

Il duello finale

Di una tragedia umana.


Innumerevoli note

Stonate e stridule

Scrivono nell’aria

Con ali senza piume

La tragedia bieca

In ripetuti atti

Dalla sete di potere

All’ambizione umana

Di Macbeth impazziti.


Sergio Saracchini 


Colazione

Colazione


Trapelano raggi di sole

tra gli scuri degli occhi

che pigri s’aprono

con le lenzuola

inebriate anch’esse

di caffè e pane caldo

e il dolce della marmellata

riporta alla mente

l’essersi scordati

di come inzupparsi

in quella tazza quotidiana

di una vita calda e fumante.


Sergio Saracchini


Desiderio di ritorno

Desiderio di ritorno 


Volo a planare 

di gabbiano 

preannuncia 

salsedine

dove scrivere 

parole di sabbia 

sul viso di spiaggia

e occhi di cielo.

Gabbiano portami

dove cuori di conchiglie

applaudono 

voglia d’estate 

e lasciami cadere 

su nuvole di schiuma 

che mare dedica 

nell’eccitazione 

del ritorno di tepore 

che 

non sa di parole .


Sergio Saracchini