domenica 11 aprile 2021

Semplicemente per nome


 

Semplicemente per nome

 

In questo cielo lattiginoso

le nuvole hanno scritto

pallide parole misere

che rami nudi d’albero

leggono con lacrime nostalgiche

          per un raggio timido di sole.

Verrà la danza delle urla dei bimbi

e il richiamo di giovani madri

a seminar la luce che dissolve

le nebbie stagionali di questo tempo

che impone il solo miraggio

di un giardino libero

dove i fiori sono labbra

e i petali sospiri profumati

nel loro sbocciare.

Verrà il tempo delle parole

di ritorno dall’esilio

imposto dal silenzio

che ha serrato le menti

e incattivito di tristezza

la speranza di risentire

cose buone

come semplicemente

l’esser chiamato per nome

come una madre

col proprio figlio.

 

Sergio Saracchini 12/04/2021

ilcalamaiodelcuoreblog

 

 

 

 

 

venerdì 19 marzo 2021

IL VESTITO

IL VESTITO


E’ nel silenzio

dell’aria fredda

di  questa primavera

che trovo il tempo

di cucirmi addosso

un vestito.

Con un filo d’inchiostro

tengo unite poche parole

che vanno a formare

il caldo abito.

Sempre abbottonato

dove i punti

sono bottoni.

Dallo stile semplice

e forse fuori moda

questo indumento

lo regalo senza privarmene

per gli occhi e per il cuore

a chi come me

cerca quella comodità

nei movimenti

di una intesa di pensiero.

Cade a pennello l’abito

a chi indossa

apparenti taglie forti

e che in realtà

veste esigue misure.

Se qualcuno

lo trovasse banale

e non di stile

protesti pure

con il sarto.


sergiosaracchini20unomarzo2000venti1

ilcalamiodelcuore

                                                                       

 

 

 

 

 

 

 

domenica 7 marzo 2021

UN PICCOLO ROTONDO GIALLO

 UN PICCOLO ROTONDO GIALLO


Vicino a un piccolo

e rotondo giallo

divenuto immenso

per un solo giorno

vive un corpo rosa

con un cuore che batte

senza mai temere

di dovere appassire.

Nella nebbia densa

lascia le tracce

sulla  pietra dura

di un arido petto

di muscoli forti

che celano lacrime

dove il pianto è negato

e la bocca a cerniera

rimane serrata

per pura vergogna.

Piccoli rotondi gialli

che sanno affrontare

uniti e compatti

chi vuole spezzare

per stringere in pugno

e donare quel segno

solo in quel giorno

a chi invece dimostra

che forza e bellezza

astuzia e dolcezza

rimangono un rosa

che mai sfiorirà.


Sergio Saracchini

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domenica 28 febbraio 2021

Parliamo



Parliamo

Ho sempre desiderato il capirsi

senza aver bisogno di grandi parole

ed è per questo che vorrei

usassimo di più le orecchie

per accogliere i reciproci pianti

e gli occhi per cercare lo sguardo

abbracciandoci con i loro colori

quindi la bocca per un soffio d’aria

da poter inalare quale ossigeno di vita,

ma il mondo è ben altro

e il parlare si confonde

perdendosi nel farneticare.

Conserviamo quindi il tacito linguaggio

lasciamolo maturare e poi sbocciare

sulle labbra di una nuova primavera.

 

20due.Zero2.Duemila20uno

Sergio Saracchini

ilcalamaiodelcuore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  


domenica 7 febbraio 2021

E il tempo va

 

E il tempo va

 

Questi fili fitti di pioggia

formano una tenda

appesa a ganci grigi

di nubi dense in cielo.

Ma ci sono note di luce

che suonando da lontano

s’avvicinano lentamente

come battito d’ali colorate

di farfalle in gioco.

Riflessi s’intrecciano

fino a notte fonda

confondendosi

armonicamente

col luccichio di stelle

formando corde tese

di un’altalena.

Si dondola la luna

spinta dal mio sguardo

ricco di stupore

per la mite luce

che ondeggia pigra

sul viso della terra.

La pioggia torna

risveglio amaro

mentre il vento

uccide questo sogno.

Poggio la mano

sul mio petto

sento il tempo

il tuono del cuore

nella tempesta calma

a piccoli passi

il mio respiro.

 

Sergio Saracchini

zero7zero2duemila20uno

ilcalamaiodelcuore

domenica 24 gennaio 2021

Knock-out


 

Knock-out

 

A volte l’attesa

è un postino imprevisto

che bussa alla porta

di un petto scoperto

e imbuca una lettera

scritta di pugno

dal pugile bieco

nello stomaco inerme.

 

Scende la lacrima

sale la rabbia

la voglia è di vivere

un incontro sul ring

per vederlo disteso

senza forza rialzarsi

e godere la calma

nel suono di un gong.

 

In attesa di un altro

insperato postino

che imbuca un biglietto

scritto con mano

di carezza diretta

che manda al tappeto

con dolce knock-out.

 

Sergio Saracchini

20quattro1duemila20uno


lunedì 7 dicembre 2020

UNA SEMPLICE STORIA DI UN NATALE DEGLI ANNI '60


UNA SEMPLICE STORIA DI UN NATALE DEGLI ANNI '60

La sera del 24 dicembre eravamo chiusi dentro alla nostra cameretta e insieme a noi c’era nostra zia. Da dietro la finestra ammiravamo i fiocchi di neve che scendevano pigri e lenti. Nel silenzio magico di quella notte soltanto una stella brillava più luminosa delle altre. Mentre la zia ci raccontava una storia natalizia noi, ammutoliti da quella straordinaria atmosfera, non potevamo che tenere gli occhi spalancati con lo sguardo fisso sulla stella e la bocca semi aperta accompagnava lo stupore. Con il nasino schiacciato sul vetro lasciavo l’alone del mio respiro e il cuore batteva così forte che persino la zia, tenendomi in braccio, si emozionava osservandomi. Mentre una manina posava sulla sua spalla, l’altra stringeva quella di mia sorella. Quel momento lo attendavamo ogni anno e ogni anno l’emozione di viverlo era immensa. Ripensandoci oggi credo che i miei genitori avessero architettato tutto nei minimi particolari, è anche vero che creare una sorpresa simile per due bimbi non era poi così difficile, cosa che però richiedeva un certo tempismo. Mentre la zia, con il pretesto di farci ammirare l’avvicinarsi di quella stellina, ci portava in cameretta, mia mamma e mio papà si precipitavano a collocare i regali sotto l’albero che nei giorni precedenti il Natale avevano nascosto in posti a noi non accessibili, quindi anche loro ci raggiungevano. Solo dopo aver udito il suono del campanello di casa andavamo tutti in salotto. Forse mia sorella, più grande di me di cinque anni, qualcosa aveva sospettato, mentre io, ignaro della situazione che si stava creando, ci credevo dal profondo dell’anima. Ricordo che la zia, per dare tempo ai miei, raccontava una storia tanto fantasiosa quanto emozionante. Un Gesù Bambino accompagnato da un Babbo Natale arrivavano da molto lontano a cavallo di una stellina, giravano sulla nostra casa, la illuminavano con i raggi della stella, quindi suonato il campanello di casa e lasciati magicamente i regali sotto l’albero in salotto ripartivano per altre consegne. Ricordo che una volta, forse per un errore sequenziale delle azioni e per la mia impazienza, non appena sentii il suono del campanello riuscii a svincolarmi da mia zia, corsi fuori dalla stanza dove i miei non erano ancora presenti e li vidi correre verso il salotto con svariati pacchi tra le braccia. Alla cosa non diedi molta importanza, importanti erano invece i doni portati da Gesù Bambino e Babbo Natale. Naturalmente la scenetta del campanello durò ancora un anno forse due. Col tempo, giustamente e con un velo di tristezza, venni a sapere che mio padre e mia madre si accordavano con la gentile vicina di casa che, ad un’ora prestabilita, suonava puntualmente il campanello del nostro appartamento. Stessa cosa faceva mia madre per i suoi figli. Una stretta collaborazione natalizia di buon vicinato condominiale, basata su una strategia talmente ben studiata e sincronizzata in ogni singola azione (salvo errori procedurali), creava un’emozione unica che persino Babbo Natale avrebbe voluto viverla. Ancora oggi, trascorsi più di cinquanta anni da quelle notti magiche, rivivo con la memoria e col cuore quei momenti, la voce calda della zia, lo stringere della mano di mia sorella, i miei genitori anch’essi emozionati, il suono del campanello di casa. La stessa identica cosa venne ripetuta nel tempo, a casa di mia sorella e i protagonisti però erano mio figlio e i miei nipoti, io con mia sorella e i rispettivi moglie e marito correvamo a mettere i pacchi sotto l’albero, mentre mio papà e mia mamma ci osservavano con la stessa emozione di tanti anni prima. Mia zia invece aveva mantenuto il suo ruolo di narratrice, raccontare ai bimbi la storia di quel Gesù Bambino che insieme a Babbo Natale arrivavano sopra una stellina. Dimenticavo, il passaggio del suono del campanello veniva saltato, mia sorella non vivendo in un condominio non ha vicini di pianerottolo, quindi un “sono arrivati, sono arrivati” sostituiva, anche se a malincuore, la vicina di casa. Devo dire che i miei erano molto più scaltri e più organizzati di noi, i nostri figli ci “sgamarono” molto velocemente, tanto che finimmo per invertire i ruoli, loro mettevano i pacchi sotto l’albero riuscendo anche a suonare il campanello, io e mia sorella correvamo in salotto. Prima però la zia ci raccontava, tra una risata e una lacrima, la storia. Oggi, che non sono più gli anni ’60 e neppure quelli dell’infanzia dei figli ma sono quasi 60 gli anni della mia età, mentre faccio l’albero di Natale in salotto (da un paio di anni lo fanno mio figlio con la sua ragazza), ripenso con nostalgia a quei Natali. Ancora conservo alcuni regali dell’epoca, un Robot a batterie che camminava illuminandosi, un razzo Apollo 11 (per intenderci quello che portò l'uomo sulla luna) e un camion con il cassone ribaltabile. Sono in cantina, tutti nelle loro scatole originali e forse anche funzionanti, riposti insieme agli addobbi natalizi di quegli anni. A volte penso che potrei prenderli, portarli a casa e, lasciando quella polvere del tempo, incartarli per poi posizionarli sotto l’albero, quindi andrei ad aprire la porta d’ingresso, suonerei il campanello e poi di corsa a scartarli. Non mancherebbe nulla, penso che ci starebbe anche mia sorella che, conoscendo il suo attaccamento a quel ricordo, se glielo proponessi condividerebbe l’iniziativa senza non prima andare alla finestra, osservare la neve che scende e stringendoci la mano raccontarci quella storia. Non mancherebbe nulla e nessuno. Da lontano una stellina si avvicina e dietro a lei altre quatto … mamma, papà, zia e …la buona e cara vicina di casa.

 




Sergio Saracchini

Otto/12/duemilae20