Settembre
È in questo settembre
che senti i passi
pesanti e bagnati
calpestare gli sguardi
un tempo oltre l’orizzonte
e ora distesi a terra
sotto le ombre lunghe
sergiosaracchini
Settembre
È in questo settembre
che senti i passi
pesanti e bagnati
calpestare gli sguardi
un tempo oltre l’orizzonte
e ora distesi a terra
sotto le ombre lunghe
sergiosaracchini
A chi verrà
Lasciamo
a chi verrà
pagine
scritte con sorrisi
e non
con lacrime
dove
passato e presente
siano
mani sicure
a
stringere quelle
dai
passi incerti
della
fanciullezza.
Lasciamo
a chi verrà
quello
che abbiamo costruito
con
impegno, dedizione
amore,
speranza
rispetto,
educazione,
certezze
e infine
libertà.
Lasciamo
a chi verrà
occhi
curiosi
spalancati
e stupiti
e non
accecati
da
polvere e detriti.
Lasciamo
a chi verrà
non
solo braccia
per
sventolare
bandiere
di pace
e
occhi per ammirare
arcobaleni
di uguaglianza
ma
braccia per accogliere
e
occhi per guardare oltre.
Lasciamo
a chi verrà
quanto
di buono
abbiamo
costruito
per
il loro futuro.
4
10 Agosto
La notte di San Lorenzo
Ogni giorno, durante il mio tragitto a piedi da casa a lavoro, un uomo anziano, fuori dalla sua abitazione e apparentemente in attesa di qualcuno, mi saluta. Anche in autunno e in inverno, quando clima e temperature non sono particolarmente avverse, lui è lì, dentro a un giaccone imbottito con un cappello di lana calato fino agli occhi. Persino durante quelle giornate dove una pioggerellina leggera rende l’atmosfera opaca e poco invitante ad uscire, l’uomo, con un vecchio ombrello mezzo rotto, mi attende. Un sorriso aperto con un paio d’occhi ancora vispi mi trasportano in uno stato di benessere. Sorriso, occhi e un leggero movimento del capo in avanti sono il suo: “Buongiorno Signore”. Non ho mai sentito la sua voce e non conosco nulla di lui, neppure il nome. So solo che quel saluto mattutino è diventato un appuntamento fisso, un aprire la giornata sotto una buona luce. Non è una novità, in altre circostanze ho avuto il piacere di imbattermi in persone che, con modo solare, mi rivolgevano il saluto in maniera spontanea e senza avere mai avuto occasione di conoscermi.
Il contraccambiare, però, è sempre cosa gioiosa, fa provare una sensazione di “presenza” su questa terra. Dopo un periodo di ferie e ripreso servizio con il mio abituale spostamento a piedi, mi accorsi che l’uomo non era presente fuori dalla sua abitazione, le giornate erano calde e le ore del mattino invitavano a farsi accarezzare dal sole. Starà poco bene o è andato via momentaneamente o forse avrà trovato alloggio presso una struttura per anziani, vista l’età, pensai. Lo rividi, era sereno, aveva quel sorriso di sempre, i suoi occhi esprimevano gioia. In quella circostanza ebbi modo di conoscere il suo nome. Buongiorno Sig. Pino, gli dissi. Il suo saluto, muto, rimase aggrappato tra le lettere del suo nome, i petali di un fiore, la fiamma di un lumino e una preghiera che gli dedicai. Una piccola lacrima rigava il mio volto ma, i nostri sorrisi si incrociarono dissolvendola. Era il 10 agosto e in quella notte una nuova stella brillava nel cielo. Non sarebbe stata mai una stella cadente, ma una stella a cui rivolgere, ogni notte, un saluto.
Sergio Saracchini
1.bagliore
È alla sera
che ripongo
i vestiti del giorno
li, nell' armadio
che cela i segreti
in quell'angolo muto
dove le parole non dette
spettegolano
solo tra loro
un bisbigliare
alle mie spalle
ma poi so
che mi vogliono bene
e domani
saranno ancora mie
2. bagliore
Pipistrelli
hanno preso
il posto dei gabbiani
ma a loro
non interessa
tanto sanno
che i pipistrelli
non possono vedere
quello che solo loro
dominano
gli uomini
3.bagliore
Ho nostalgia
della luce
di lucciole
a illuminare
con la luna
ipiccoli spazi
dell' anima
dove vivono
le speranze
e crescono
i desideri
che neppure
le stelle
sanno regalare
4.bagliore
Quel lampione
che mi indica
il civico 111
dove vivono ancora
le persiane verdi
e lasciano intravedere
lumini e rosari
e la donna canuta
raccogliere preghiere
nelle mani
che non sanno scrivere
ma sanno
insegnare lettere
d'amore
5. bagliore
Abbaia triste
il cane solitario
in questa notte
che ha sbranato
il giorno a morsi,
si prepara il gallo
a intonare
il canto di vendetta.
Sergio Saracchini
UNA GIORNATA COLOR ROSSO SANGUE
Appena entrato percepii una voce di donna. Dietro il vetro separatore dello sportello, con tono perentorio e saccente, un’impiegata stava insegnando, ad una giovane neoassunta, le procedure e i passaggi necessari nella fase di accettazione e pagamento degli esami del sangue. Non identificai immediatamente il volto della giovane. Mi accomodai su un sedile della sala d’attesa, il posto occupato non mi permetteva di vedere la presenza degli operatori all’interno del piccolo box adibito a sportello. Sentivo, come strette di un laccio emostatico attorno al braccio e l’infilarsi, freddo e doloroso, di un ago nella vena, i modi pungenti dell’insegnamento. Venne il mio turno. Il tabellone elettronico lampeggiò la lettera A seguita dal numero 08. Presentai prescrizione e impegnativa accompagnate dalla tessera sanitaria. La giovane, sotto lo sguardo inespressivo della collega “datata”, compiva in maniera ripetitiva le azioni che le erano state insegnate, stando bene attenta come e dove mettere gli strumenti di lavoro, penna, cucitrice, timbro, etichette. Notavo un leggero, ma visibile, tremore delle mani che la giovane cercava di camuffare con una sforzata e mal riuscita disinvolta manualità. La “datata” , ancora una volta, si spazientì con la giovane, motivo l’avermi consegnato ricevute, etichette e modulistica varia in un ordine non corretto. Intervenni, obbligatoriamente intervenni. Non si preoccupi, dissi, non è cosa grave, conclusi. Se non è cosa grave lo dico io, lei si limiti a ricoprire il suo ruolo di utente, mi rispose con tono secco e arrogante, tanto da immaginarla come il sergente Hartman in Full Metal Jacket. Rimasi basito dalla risposta, dentro di me si stava concretizzando la voglia di farle un prelievo di sangue con i miei canini che speravo, con magia cinematografica, mi spuntassero.
Rimasto con il desiderio di interpretare la scena clou di Dracula il Vampiro, presi le mie carte e mi diressi nella saletta prelievi. Dopo una breve attesa l’infermiera mi invitò, anch’essa con toni e modi tratti dal personaggio dell’infermiera carogna in Qualcuno volò sul nido del cuculo, a prendere posto sulla poltrona e a scoprire il braccio. Non riusciva a trovare la vena, circostanza che la portò a ripetere l’azione più volte. Mi fossero, sempre cinematograficamente, spuntati i canini le avrei insegnato i rudimenti del prelievo sanguigno tratti, anche in questo caso, dal film Nosferatu il Principe del Centro Prelievi. Trovò la vena e ne fu fiera, io un po’ meno. Uscito dalla stanza, dopo un saluto freddo, mi diressi verso l’uscita . Immediatamente dietro a me una donna, tenendosi il naso, mi superò correndo. Si sedette su una sedia all’ingresso . Con un fazzoletto si tamponava il naso grondante di sangue. Era passato Dracula o Nosferatu? Mike Tyson, invece , sotto mentite spoglie, aveva cambiato mestiere. La giovane collega, in preda ad un gesto dettato dallo stato d’animo, le aveva sferrato un diretto al naso. Mi avvicinai alla donna per sincerarmi su come stesse. Di tutta risposta un: mi lasci stare lei, non vede cosa mi ha fatto? mi assalì. Con calma e rassicurandola le dissi:non si preoccupi, non è cosa grave, lei si limiti a coprire il suo ruolo di utente al Pronto Soccorso.
Sergio Saracchini