domenica 14 settembre 2025

Settembre

 

Settembre 


È in questo settembre 

che senti i passi 

pesanti e bagnati

calpestare gli sguardi 

un tempo oltre l’orizzonte 

e ora distesi a terra

sotto le ombre lunghe 


sergiosaracchini




domenica 7 settembre 2025

A chi verrà - Poesie Al Muro 3 settembre 2025 Stevenà di Caneva

 

A chi verrà

 

Lasciamo a chi verrà

pagine scritte con sorrisi

e non con lacrime

dove passato e presente

siano mani sicure

a stringere quelle

dai passi incerti

della fanciullezza.

 

Lasciamo a chi verrà

quello che abbiamo costruito

con impegno, dedizione

amore, speranza

rispetto, educazione,

certezze

e infine

libertà.

 

Lasciamo a chi verrà

occhi curiosi

spalancati e stupiti

e non accecati

da polvere e detriti.

 

Lasciamo a chi verrà

non solo braccia

per sventolare

bandiere di pace

e occhi per ammirare

arcobaleni di uguaglianza

ma braccia per accogliere

e occhi per guardare oltre.

 

Lasciamo a chi verrà

quanto di buono

abbiamo costruito

per il loro futuro.


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domenica 10 agosto 2025

10 Agosto La notte di San Lorenzo

 10 Agosto

La notte di San Lorenzo

Ogni giorno, durante il mio tragitto a piedi da casa a lavoro, un uomo anziano, fuori dalla sua abitazione e apparentemente in attesa di qualcuno, mi saluta. Anche in autunno e in inverno, quando clima e temperature non sono particolarmente avverse, lui è lì, dentro a un giaccone imbottito con un cappello di lana calato fino agli occhi. Persino durante quelle giornate dove una pioggerellina leggera rende l’atmosfera opaca e poco invitante ad uscire, l’uomo, con un vecchio ombrello mezzo rotto, mi attende. Un sorriso aperto con un paio d’occhi ancora vispi mi trasportano in uno stato di benessere. Sorriso, occhi e un leggero movimento del capo in avanti sono il suo: “Buongiorno Signore”. Non ho mai sentito la sua voce e non conosco nulla di lui, neppure il nome. So solo che quel saluto mattutino è diventato un appuntamento fisso, un aprire la giornata sotto una buona luce. Non è una novità, in altre circostanze ho avuto il piacere di imbattermi in persone che, con modo solare, mi rivolgevano il saluto in maniera spontanea e senza avere mai avuto occasione di conoscermi.

Il contraccambiare, però, è sempre cosa gioiosa, fa provare una sensazione di “presenza” su questa terra. Dopo un periodo di ferie e ripreso servizio con il mio abituale spostamento a piedi, mi accorsi che l’uomo non era presente fuori dalla sua abitazione, le giornate erano calde e le ore del mattino invitavano a farsi accarezzare dal sole. Starà poco bene o è andato via momentaneamente o forse avrà trovato alloggio presso una struttura per anziani, vista l’età, pensai. Lo rividi, era sereno, aveva quel sorriso di sempre, i suoi occhi esprimevano gioia. In quella circostanza ebbi modo di conoscere il suo nome. Buongiorno Sig. Pino, gli dissi. Il suo saluto, muto, rimase aggrappato tra le lettere del suo nome, i petali di un fiore, la fiamma di un lumino e una preghiera che gli dedicai. Una piccola lacrima rigava il mio volto ma, i nostri sorrisi si incrociarono dissolvendola. Era il 10 agosto e in quella notte una nuova stella brillava nel cielo. Non sarebbe stata mai una stella cadente, ma una stella a cui rivolgere, ogni notte, un saluto.

Sergio Saracchini


domenica 3 agosto 2025

Piccoli Bagliori Notturni


1.bagliore


È alla sera

che ripongo

i vestiti del giorno

li, nell' armadio

che cela i segreti

in quell'angolo muto

dove le parole non dette

spettegolano

solo tra loro

un bisbigliare

alle mie spalle

ma poi so

che mi vogliono bene

e domani

saranno ancora mie



2. bagliore


Pipistrelli

hanno preso

il posto dei gabbiani

ma a loro

non interessa

tanto sanno

che i pipistrelli

non possono vedere

quello che solo loro

dominano

gli uomini



3.bagliore


Ho nostalgia

della luce

di lucciole

a illuminare

con la luna

ipiccoli spazi

dell' anima

dove vivono

le speranze

e crescono

i desideri

che neppure

le stelle

sanno regalare


4.bagliore


Quel lampione

che mi indica

il civico 111

dove vivono ancora

le persiane verdi

e lasciano intravedere

lumini e rosari

e la donna canuta

raccogliere preghiere

nelle mani

che non sanno scrivere

ma sanno

insegnare lettere

d'amore



5. bagliore


Abbaia triste

il cane solitario

in questa notte

che ha sbranato

il giorno a morsi,

si prepara il gallo

a intonare

il canto di vendetta.


Sergio Saracchini 


lunedì 28 luglio 2025

L'ESSERE

L’ ESSERE

E’ mia abitudine, nella stagione calda, entrare nei supermercati con addosso una consistente felpa. Tale abitudine nasce da esperienze pregresse dove, passando dal caldo al freddo, vedevo la mia immagine, riflessa sui vetri dei congelatori, assumere quella di Roald Amundsen (esploratore norvegese delle regioni polari). Sintomi come brividi, irrigidimento muscolare e crampi al basso ventre mi assalivano, mentre una galaverna imbiancava barba e capelli, tanto che i bambini rimanevano nel dubbio se Babbo Natale fosse sceso dalla Finlandia per qualche cura termale rigenerante. Una signora assai anziana, spacciandosi per la Befana, cercò un tentativo di approccio, fortunatamente il transito verso il reparto dei polli allo spiedo mi fece tornare alle mie sembianze naturali. Ultimata la spesa, senza aver acquistato nessuno surgelato, e avendo io comunque mantenuto una temperatura corporea equiparabile a quella dei bastoncini di pesce, decisi che era giunta l’ora dell’era del disgelo. Per giungere alle casse il percorso mi obbligò comunque a ripassare nella zona surgelati. All’incrocio tra Capitan Findus e Quattro Salti in Padella, venni investito da un riecheggiare che si traduceva in un… “diiiiiio booooon dove te va con quela pelicia de orso! Te vol che te spalmi anca del grass de foca?” Mi raggelai ancora di più. Un Essere,  dalle sembianze che ancora oggi non riesco a evincerne la specie e il genere, se umana o del regno animale, mi si parò di fronte alzando le braccia. In quel preciso istante pensai come avrebbe reagito e quale via di uscita adottato Roald Amundsen. L’Essere mi barrí altri suoni che  mi fecero pensare d’essere piombato nel Pleistocene e avere a che fare con un Mammut (maschio o femmina, questo difficile da identificare). Con una mossa, da fare invidia a un dribbling di Ronaldo, riuscii a passargli sotto il suo braccio/incavo ascella, dove notai la sua folta foresta pilifera ricoperta da una leggera brinatura/galaverna che,  oltre ad avere i colori invernali, liberava un olezzo da ricordare il minestrone de I Sapori dell’Orto (il reparto surgelati ne era sprovvisto). Raggiunta la cassa, pagata la spesa, imboccai l’uscita. Il tepore esterno incominciò a farmi godere una temperatura corporea più mite, mentre mi assalirono visioni del  Colonnello Giuliacci che ripeteva “la temperatura è gradevole, la temperatura è gradevole, la temperatura è gradevole …”  Non mi tolsi la felpa (che se avesse avuto modo di parlare mi avrebbe chiesto per la prossima volta di voler indossare anche lei un coprispalle) e  mi appropinquai a entrare in auto. Non feci in tempo.  Una ventata di aria gelida uscì dal finestrino di un’auto che mi affiancò. Era l’Essere del Pleistocene che, avendo azionato il climatizzatore a una temperatura da Ritirata di Russia, nuovamente emise suoni conditi da imprecazioni che comunque riuscii a tradurre in un : Te si  ancora col majon? Te son fora de testa?Diiiiio….. Il mio fu un momento di stordimento intenso che si alternava tra il lasciare perdere e l’assumere le sembianze di un Mike Tyson Rex del Giurassico, unico nel riuscire a sostenere un “dialogo pacifico” basato sul “rispetto e comprensione “. L’Essere con una sgommata e una gimcana tra carrelli e clienti, sparì quasi decollando come un  Archaeopteryx. Optai per la prima soluzione. Senza togliere la felpa salii in auto, accesi al minimo il riscaldamento e mi diressi verso casa. Giunto, sistemai  la spesa e solo dopo mi tolsi la felpa. Pensai cosa prepararmi per pranzo. Non avevo voglia di mettermi a cucinare e decisi di prendere qualcosa da sgelare dal freezer. Aprii il primo cassetto e, come d’incanto, una scatola de I Sapori dell’Orto  mi strizzò l’occhiolino, mentre i bastoncini di pesce si stavano prenotando per la cena. Dopo diverso tempo sono tornato in quel Supermercato. Era estate, il settore surgelati era fornito di varianti de, I Sapori dell’ Orto, Bastoncini di Pesce e Quattro Salti in Padella. Indossavo la mia felpona e Roald Amundsen confermava, dalle sue esplorazioni, la definitiva estinzione dell’Essere. La presenza di Giuliacci, invece, si sentiva nel settore polli allo spiedo con un riecheggiare di : “ la temperatura è gradevole, la temperatura è gradevole, la temperatura è gradevole …”


Sergio Saracchini 

lunedì 7 luglio 2025

UNA GIORNATA COLOR ROSSO SANGUE

UNA GIORNATA COLOR ROSSO SANGUE

Appena entrato percepii una voce di donna. Dietro il vetro separatore dello sportello, con tono perentorio e saccente, un’impiegata stava insegnando, ad una giovane neoassunta, le procedure e i passaggi necessari nella fase di accettazione e pagamento degli esami del sangue. Non identificai immediatamente il volto della giovane. Mi accomodai su un sedile della sala d’attesa, il posto occupato  non mi permetteva di vedere la presenza degli operatori all’interno del piccolo box adibito a sportello. Sentivo, come strette di un laccio emostatico attorno al braccio e l’infilarsi, freddo e doloroso, di un ago nella vena, i modi pungenti dell’insegnamento. Venne il mio turno. Il tabellone elettronico lampeggiò la lettera A seguita dal numero 08. Presentai prescrizione e impegnativa accompagnate dalla tessera sanitaria. La giovane, sotto lo sguardo inespressivo della collega “datata”, compiva in maniera ripetitiva le azioni che le erano state insegnate, stando bene attenta come e dove mettere gli strumenti di lavoro, penna, cucitrice, timbro, etichette. Notavo un leggero, ma visibile, tremore delle mani che la giovane cercava di camuffare con una sforzata e mal riuscita disinvolta manualità. La “datata” , ancora una volta, si spazientì con la giovane, motivo l’avermi consegnato ricevute, etichette e modulistica varia in un ordine non corretto. Intervenni, obbligatoriamente intervenni. Non si preoccupi, dissi, non è cosa grave, conclusi. Se non è cosa grave lo dico io, lei si limiti a ricoprire il suo ruolo di utente, mi rispose con tono secco e arrogante, tanto da immaginarla come il sergente Hartman in Full Metal Jacket. Rimasi basito dalla risposta, dentro di me si stava concretizzando la voglia di farle un prelievo di sangue con i miei canini che speravo, con magia cinematografica, mi spuntassero.

Rimasto con il desiderio di interpretare la scena clou di Dracula il Vampiro, presi le mie carte e mi diressi nella saletta prelievi. Dopo una breve attesa l’infermiera mi invitò, anch’essa con toni e modi tratti dal personaggio dell’infermiera carogna in Qualcuno volò sul nido del cuculo, a prendere posto sulla poltrona e a scoprire il braccio. Non riusciva a trovare la vena, circostanza che la portò a ripetere l’azione più volte. Mi fossero, sempre cinematograficamente, spuntati i canini le avrei insegnato i rudimenti del prelievo sanguigno tratti, anche in questo caso, dal film Nosferatu il Principe del Centro Prelievi. Trovò la vena e ne fu fiera, io un po’ meno. Uscito dalla stanza, dopo un saluto freddo, mi diressi verso l’uscita . Immediatamente dietro a me una donna, tenendosi il naso, mi superò correndo. Si sedette su una sedia all’ingresso . Con un fazzoletto si tamponava il naso grondante di sangue. Era passato Dracula o Nosferatu? Mike Tyson, invece , sotto mentite spoglie, aveva cambiato mestiere. La giovane collega, in preda ad un gesto dettato dallo stato d’animo, le aveva sferrato un diretto al naso. Mi avvicinai alla donna per sincerarmi su come stesse. Di tutta risposta un: mi lasci stare lei, non vede cosa mi ha fatto? mi assalì. Con calma e rassicurandola le dissi:non si preoccupi, non è cosa grave, lei si limiti a coprire il suo ruolo di utente al Pronto Soccorso.


Sergio Saracchini