mercoledì 7 gennaio 2026

Fiammelle

 Fiammelle

In quel luogo, dove il silenzio viene interrotto dalle preghiere umide di lacrime, incrocio, molto spesso, un uomo. Viene a mettere un fiore e a recitare una preghiera. Una lastra di marmo con due occhi giovani lo attendono, due fiammelle che si mantengono vive con le carezze su una fotografia sbiadita. Le lastre in marmo dei miei amati genitori sono quasi di fronte, i loro occhi sono umidi. Mia madre mi guarda e mi comunica, col suo sguardo dolce e comprensivo come sempre, la tristezza che ha nel cuore, mio padre, con la sua consapevolezza, forza, razionalità e un accenno di sorriso, cercando di infondere coraggio agli eventi avversi, mi fa capire, alla sua maniera e da ex esperto di meccanica, che la ruota della vita con i suoi ingranaggi, a volte, si inceppa nonostante quanto si possa fare perché questo non accada, compromettendo tempi e cicli. Nonostante tutto anche i suoi occhi indossavano un abito velato, che poche volte gli avevo visto vestire. Alcuni sabati seguenti tornai. Gli occhi di mia madre e mio padre li trovai talmente bagnati tanto da confondere lacrime a gocce di condensa invernale. Mio padre, con un sorriso perso nel freddo del marmo, mi comunicò che: “il motore che aveva generato un processo di vita si era spento”. Mi attardai prima di uscire, le mie riflessioni mi condussero a ritornare su i miei passi mentre l’imbrunire mi stava avvolgendo. Luci tremanti, nel loro timido e delicato tepore, mi accompagnarono all’ uscita.

Sergio Saracchini


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